
Sono state ore di grande apprensione per la bufala made in Italy. Blocco preventivo delle importazioni in Giappone e Corea del Sud, seguite poche ore dopo dalla Francia. Anche se Bruxelles si è poi pronunciata a favore di uno tra prodotti caseari più famosi nel mondo, la bufala italiana ha toccato il suo minimo storico di popolarità. L’allarmismo venutosi a creare ha avuto delle ripercussioni negative sia sulle vendite che sull’immagine del prodotto. Per fortuna, a salvaguardare il buon nome e l’onore della bufala italiana è stato ancora una volta Lui: questa settimana ne ha confezionate ben due, chiaro segno d’impegno a voler portare sulle tavole degli italiani un alimento cui erano ormai abituati a consumare quotidianamente.La prima bufala prodotta nel caseificio di Arcore (ambiente rigorosamente asettico per evitare il contatto con i temutissimi bacilli Rossi) riguarda le dichiarazioni sull’ectoplasmatica cordata di imprenditori italiani (Mediobanca, Benetton, Ligresti, Eni) i quali si erano detti disponibili a proporre un’offerta alternativa a quella irricevibile (ma unica) di Air France-Klm. Dopo poche ore inizia il balletto di smentite: nessuno dei quattro chiamati in causa ha mai detto di aver alcuna iniziativa in corso per Alitalia. E’ noto che la bufala sia un prodotto fresco che non ha una lunga conservazione e che va consumata subito, quindi già l’indomani arriva anche la sua smentita: i miei figli non sono interessati all’affaire Alitalia. Allora più che a una cordata italiana, avranno pensato gli investitori italiani, la cosa più ragionevole da fare è allargare la corda al collo della compagnia di bandiera italiana, ormai vicino al soffocamento. Alitalia negli ultimi 20 anni ha bruciato più di 14 miliardi di euro. Di conseguenza, se la cordata italiana ci fosse stata, sicuramente non avrebbe presentato un piano di risanamento dell’azienda diverso da quello di Spinetta, cioè taglio dei costi e del personale in esubero. Ma in campagna elettorale si sa, tutto fa siero…ops! volevo dire… tutto fa brodo, anche se di mezzo ci va il tanto osannato liberismo, da sempre strenuamente difeso dal caseificio di centro(ma non tanto)destra. E folgorato sulla via di Arcore, si spoglia delle vesti di Paladino della Libertà per prendere i voti di mercenario del populismo. L’altra bufala riguarda i sondaggi che danno il Casaro di Arcore in netto vantaggio a Palazzo Madama, cioè con 28-30 seggi di vantaggio. Per uno strano caso, però, evoca la possibilità del voto disgiunto ammettendo di fatto la possibilità di un pareggio, se non addirittura un sorpasso al Senato rendendo, quindi, impossibile la governabilità del Paese. Questo perché, a conti fatti, in Calabria e nel Lazio (regioni in bilico) la Destra di Storace e Udc erodono dei voti importanti al centro(ma non tanto)destra.
E pensare che tutto ciò si sarebbe potuto evitare se solo Qualcuno, invece di inseguire le smanie di potere, avesse accolto la proposta di riformare il sistema elettorale. In questo modo gli italiani avrebbero avuto un governo capace di garantire la stabilità del Paese con il fine di fronteggiare i problemi con maggiore serenità. Invece alla porcata s’è aggiunta la bufala.
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