Il 25 marzo è stata la volta della Sicilia. E quando si parla di Sicilia non si può non parlare di mafia ma, soprattutto, ci si chiede come mai fin’ora questo tema non ha tenuto banco in questa campagna elettorale. A buttare un sasso nelle acque chete della coscienza della classe politica italiana è stato Walter Veltroni, durante la sua tappa siciliana. Un discorso diretto e schietto: in Sicilia non ci potrà essere sviluppo senza legalità. “Il nostro governo farà della lotta alla mafia, alla camorra, alla ‘ndrangheta uno dei suoi obiettivi principali. È una grande questione etica di fronte alla quale fa paura il silenzio della politica nazionale”. Queste sono le parole che il leader del PD rivolge ai siciliani, ma, in particolar modo, agli imprenditori che sono il simbolo di questa nuova stagione, la primavera della Sicilia che si risveglia e che vuole sottrarsi al giogo del pizzo. Il Presidente del Comitato Regionale Piccola Industria, nonchè Presidente della Camera di Commercio, Marco Venturi, tesse le lodi degli imprenditori coraggiosi che non scendono a compromessi con la mafia, ma implicitamente suggerisce che la scelta coraggiosa della Confindustria locale debba essere d’esempio non solo ai cittadini onesti, ai piccoli e medi imprenditori, ma anche alla classe politica che ha il dovere morale e politico di farsi carico di scelte di altrettanto coraggio e responsabilità. Secondo Veltroni, amareggiato nel constatare che in quanto a sviluppo la Sicilia rappresenta il fanalino di coda del Paese, la ricetta per un rilancio economico dell’isola è, per prima cosa, l’abbandono del collaudato sistema politico clientelare basato sul voto di scambio, il quale rappresenta il principale responsabile della mancanza di competitività in Sicilia sotto ogni aspetto. La vera sfida oggi è quella di voltare pagina non solo politicamente, poiché da tanti anni a nostre spese abbiamo imparato che la politica non è la panacea della Sicilia, ma assieme a una politica nuova e responsabile intraprendere e incoraggiare il percorso iniziato dalla società civile in questi ultimi anni, perchè insieme si può fare.
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